Intervista a Guido Tommasi

Incontriamo lunedì 6 febbraio, a Identità Golose, Guido Tommasi. Per la prima volta l’occasione di fare un intervista “a ruota libera” all’editore italiano più noto di libri di food.

La prima idea gli venne a 19 anni, quand’era ancora studente. Semplice ma efficace, per tirar su un po’ di soldi: pubblica i suoi appunti per gli esami più difficili come matematica, statistica, economia politica; “cose tecniche assai utili ma introvabili”, accolte da un mercato “che superò di gran lunga le mie aspettative”. Poi, quindici anni dopo, segue un’altra sua passione: il cibo e così unisce letteratura e gastronomia. Offrire testi inusuali e particolari che attraverso l’arte culinaria raccontino personaggi e mondi. Da qui è partito Guido Tommasi, oggi 45 anni, milanese, laurea in economia aziendale alla Bocconi, per mettere in piedi la casa editrice che porta il suo nome.

Un racconto, in particolare, ci apre al suo mondo:

“La mia avventura tra inchiostro e fornelli cominciò una domenica mattina in una bellissima libreria svizzera. Incappai per caso in un libro che parlava di Goethe, Zu Tisch mit Goethe – A tavola con Goethe: si trattava di un copioso carteggio che Goethe, all’epoca al servizio del Duca di Weimar, intratteneva con la moglie Christiane, costituito da una sequenza infinita di descrizioni e quotidiane richieste, talvolta disperate, di carattere gastronomico. Comprai il libro, sebbene non conoscessi il tedesco e fossi a malapena in grado di decifrarne il titolo. Ebbi subito la sensazione che si trattasse di qualcosa di nuovo e molto interessante, perlomeno in linea di principio. Non solo poteva essere un modo insolito di osservare e intendere la cucina e il cibo, ma poteva essere un modo nuovo di leggere la vita stessa. Quella che era solo una sensazione trovò conferma, dopo alcuni anni e una volta appreso il tedesco, nella lettura. La cucina diveniva qui un minimo comune denominatore, un piano di lettura, trasversale e familiare, per interpretare l’esistenza”.

Non tutti sanno che i primi libri di Guido Tommasi, sono testuali, partendo da “A cena con
Simenon e il commissario Maigret”, passando per Hildegard von Bingen con “Ricette per il
corpo e per l’anima” e ancora, un poemetto gastronomico in versi che Eduardo de Filippo
scrisse a metà degli anni sessanta e che sua moglie Isabella scopri dopo la sua morte: “Si
cucine cumme vogl‘ì”.

Noto per i bellissimi testi fotografici, alla domanda “perché i tuoi libri sono “differenti” da
quelli che generalmente troviamo sugli scaffali?” , Guido ci risponde con una sincerità
disarmante:

“Io mi auguro che si veda che sono differenti, se tu noti la differenza, significa
che questa è la direzione giusta da seguire”.

I libri della Guido Tommasi Editore si distinguono principalmente per la qualità iconografica perfetta e l’attenzione al particolare, c’è una ricerca costante per portare in libreria quel che si ritiene sia “il meglio”.
Se non ci sono obblighi di coedizioni internazionali o accordi con altri editori, autori, Guido
Tommasi sceglie personalmente i fotografi perché la qualità dell’immagine è il suo segno
distintivo, senza comunque perdere d’occhio l’originalità delle ricette, tutte collaudate.

Tra una parola e l’altra chiediamo a Guido cosa pensa degli “australiani”: moda di passaggio
o conferme costanti?
“Assolutamente non un movimento di passaggio, anzi, Donna Hay ha insegnato a tutti a
fare libri e a fotografare il cibo, non a caso sono l’editore che la pubblica da moltissimi anni.
Gli australiani poi, grazie alla loro collocazione geografica, insieme ai neozelandesi hanno
creato la cucina fusion. L’Australia è una nazione giovane, viva, serena ed estremamente
favorita dall’essere un crocevia di culture, essendo poi di stampo anglosassone, sono
estremamente aperti anche al mondo letterario”.

Parliamo dei progetti in corso, qualcosa di interessante all’orizzonte?
“In arrivo un nuovo libro di cucina regionale, parleremo di Roma e del Lazio, poi un titolo
molto interessante: Il Wok, di cui non dico di più per non rovinarvi la sorpresa.”

Chiacchierando con Guido Tommasi, parliamo anche dell’argomento “mercato e chilometro
zero” lui cita:

“Paul Bocuse nel 1976 quando scrisse “La cuisine du marché”, fa dei chiari
riferimenti agli acquisti per la preparazione del cibo: “…tutte le mattine vado al mercato e vedo cosa c’è, in base a quello che trovo, poi preparo il menù”. Pertanto credo che il chilometro zero fosse già stato inventato in tempi non sospetti.

Chiudiamo l’intervista a Guido con la promessa di nuove occasioni di incontro, in attesa di altri bellissimi libri, ma anche con la consapevolezza che il nostro editore, ha delle solide basi per proseguire in un lavoro che sicuramente è tra i migliori sul mercato nazionale.